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“Evoluzione – Riflessioni Postume di un Australopiteco”

E se i danni che abbiamo causato sul nostro Pianeta ci venissero raccontati in maniera diversa, originale, da chi ha vissuto prima di noi e da chi ha il senno del poi?! Questa l’idea brillante del libro: “Evoluzione, Riflessioni Postume di un Australopiteco” di Paolo Silingardi.

Vi racconto subito che da questo libro è stato tratto anche un monologo teatrale, con la sua Prima Nazionale nel 2019 a Pordenone. Spero davvero di poter assistere a nuove edizioni perché, dopo aver letto il libro, mi piacerebbe molto apprezzare anche la messa in opera teatrale!

Presentazione Monologo Australopiteco

Il libro è formato da due parti distinte; la prima parte consiste appunto nel monologo dell’Australopiteco, e la seconda parte tratta il tema dello “sviluppo” e del rapporto uomo-ambiente.

L’obiettivo del testo, a parer mio perfettamente raggiunto, è quello di voler stimolare e lanciare una riflessione sulla crisi planetaria provocata dall’uomo e sulla necessità di azione a partire dal singolo verso un cambiamento degli stili di vita: da questi piccoli passi, considerabili in prima battuta come di poco conto, e grazie alla consapevolezza e volontà del cambiamento, è possibile mettere in moto un meccanismo di coinvolgimento delle stesse politiche.

L’Australopiteco, con il suo monologo originale, ci racconta, quasi con la saggezza di un nonno che parla ad un nipote, le scoperte, conquiste e fatiche che ha dovuto compiere in milioni di anni, per riuscire ad alzarsi in piedi e camminare, fino alla grande conquista del pollice opponibile, in contrapposizione al comportamento dell’Homo Sapiens.

Un elemento abbastanza complesso che il testo riesce a rendere quasi tangibile è come, in realtà, il tempo in cui homo sapiens ha occupato e sta occupando il Pianeta non è nulla in confronto al tempo vissuto dall’Australopiteco e ancor meno al tempo del Pianeta stesso.

L’autore riesce a far fare al lettore quel passo indietro necessario ad osservare l’asse temporale in maniera oggettiva e da lontano, come uno zoom al contrario. Nel suo sentirsi presuntuosamente padrone del mondo, in realtà, homo sapiens ha solo 200.000 anni, molto distante dai 3 milioni di anni dell’australopiteco. A questo proposito, una bella riflessione indotta dall’australopiteco è: “come si misura il successo di una specie?”. Per Homo sapiens il successo di una specie è dato dalla capacità di diffondersi nel Pianeta, per l’Australopiteco il successo si misura invece dalla capacità di durare nel tempo, adattandosi ai cambiamenti.

Così come un genitore si rammarica, sentendosi responsabile, per un comportamento scorretto di un figlio, così l’Australopiteco raccontando il comportamento dell’Homo sapiens e i danni inflitti al Pianeta e a se stesso, ormai prigioniero del tempo e del lavoro, prova come un grande senso di colpa, e quasi rimpiange la sua stessa evoluzione che lo ha portato ad assumere la posizione eretta ed il pollice opponibile…

Il libro quindi si addentra negli impatti ambientali provocati dall’uomo e di come questo abbia modificato il Pianeta a partire dalla scoperta dell’agricoltura, passando per la rivoluzione industriale in quella che viene definita antropocene.

La conclusione, la speranza di questo libro e del nostro tempo, è che il potere della cultura possa essere la chiave di volta per la transizione verso il cambiamento necessario a ridurre l’impatto di Homo sapiens sul Pianeta, a riconoscere l’esistenza dei limiti, ad acquisire consapevolezza e volontà, a ritrovare la solidarietà perduta per costruire davvero un mondo sostenibile.

Facendo cultura possiamo cambiare il mondo!

Per maggiori info sul libro vi rimando a:

https://achabgroup.it/prodotti/evoluzione/#cnt

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